La mia prima Mille Miglia

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Marisa Zambrini racconta

Brescia - 19 maggio 2016 - Marisa Zambrini

Quando mi venne offerto di partecipare alla Mille Miglia nel 1953, col corridore francese Paolo Giraud, non ebbi un attimo di esitazione e risposi subito di sì. Era sempre stato il mio sogno quello di poter vivere la corsa più entusiasmante del mondo e devo dire la verità che quanto mi immaginavo era nettamente inferiore alla realtà.
Tre giorni di emozioni sempre nuove che, effettivamente, la corsa ha avuto quando si imbocca l’autostrada da Milano per recarsi a Brescia per la punzonatura e si incominciano ad incontrare le prime macchine col numero di gara.

 

Mille Miglia Radicofani (SI)

Mille Miglia Radicofani (SI)

A Brescia poi si vive in un’atmosfera elettrizzante, per le vie, nelle piazze e nei caffè si sente parlare solo di medie e di cavalli; il cittadino bresciano che attende come una festa i fatidici giorni, vive per la strada; un salto a casa per mangiare in fretta un boccone e poi di nuovo giù, e tutti fanno previsioni, sul tempo, sulle medie e sui vincitori. I ragazzini già sognano di diventare campioni ed alla sera, stanchi per aver seguito ed assaltato ora una vettura ora un’altra per ottenere autografi, chiudono gli occhi e divorano chilometri su bianche strade con vetture ultrasoniche.
I nomi pronunciati dagli altoparlanti creano spostamenti velocissimi di folla e tutti, dal più conosciuto «topolinista» al celebre asso, godono per un attimo della medesima popolarità. Mi sono ritrovata in macchina con tre o quattro matite per le mani ed altrettanti foglietti di carta tesimi da applichevoli ragazzini in cerca di autografo: «Ecco» dicevo «mi sento importante anch’io».

 

Mille Miglia a San Quirico d'Orcia (SI)

Mille Miglia a San Quirico d’Orcia (SI)

 

 

 

E finalmente viene la sera della partenza, a tavola si ascoltano gli ultimi consigli degli amici più esperti e si cerca di mangiare qualcosa. Ma è strano, a me l’appetito è passato completamente. Sento qualcosa di indefinibile che mi circonda in tutto il corpo, ecco, come quando andavo a scuola ed ero chiamata per un esame. Fifa? No, direi orgasmo per una cosa tanto attesa che sta avvicinandosi.

 

Poi il recinto partenze ed i commenti del pubblico: «Guarda, una donna!» e chi aggiunge «Che matta» e chi dice «Brava» tutti però ti guardano e ti commentano. I secondi passano veloci ed eccoci sul famoso palco di partenza; meno dieci… cinque… via! e la più folle e meravigliosa corsa del mondo ha inizio.
La prima impressione, quella che mi ha colpito di più è stata la folla, quella folla anonima e pur così vicina che si snoda lungo il percorso, che urla per noi, che ci segue e che ci incita, folla di uomini, donne,bambini, folla che si accalca dietro le balle di paglia nelle curve, che si impadronisce di tutti gli angoli disponibili formando una nera barriera fra la strada e quanto la circonda. Poi ci si abitua; il servizio d’ordine è perfetto, curve segnalatissime, anzi in alcuni punti direi quasi eccessivamente segnalate, tanto che si finisce poi per non sapere più se veramente si deve togliere il piede o continuare a fondo. Questo, ad ogni modo, capita a chi, come noi, fa la corsa per la prima volta. Il prossimo anno (si perché mi sono già prenotata per la Mille Miglia del ’54) potremo anche noi parlare con aria competente dei pericoli della Polesella o di Pontelagoscuro o delle cunette di Radicofani e guadagnare così parecchi minuti buoni.

 

I fondatori della Mille Miglia (1927) - da sinistra: Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto

I fondatori della Mille Miglia (1927) – da sinistra: Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto

 

Quando già ci eravamo abituati alla notte, alle velocissime scie delle luci al neon dei caffè e dei negozi dei paesi illuminati a giorno, alle pericolose curve delle cittadine attraversate, ecco una sorpresa poco piacevole, prima di Rovigo troviamo la nebbia; prima a banchi, poi più fitta ed infine fittissima. Qualche benedizione italo-francese a questa poco piacevole compagnia e si tira innanzi raddoppiando l’attenzione. Il mio compagno non parla mai, io scandisco ogni tanto «À droite… à gauche… passage à niveau». Ed è tutto.

 

Mille Miglia Brescia

Mille Miglia Brescia

 

La nebbia se ne va, e con lei svanisce a poco a poco la notte, viaggiando lungo il mare che si indovina ogni tanto. Nomi di località balneari ove da piccola mi recavo nelle vacanze e dove mi dilettavo in furibondi circuiti di sabbia, mi sfuggono via veloci; Fano, Rimini, Riccione, san Benedetto del Tronto.
Ed ecco l’alba, un’alba in cui il rosso del sole nascente si confonde con le nubi ancora nere di notte ed in cui il mare gode di riflessi ora dorati ora cupi e ci fa desiderare di sostare un attimo per appoggiare il piede sulla sabbia e per riempirci la memoria del suo odore salmastro. Ma la crudeltà della corsa non tarda a mostrarsi, tutto si intravede e nulla si arresta. Via sempre via veloci verso nuove bellezze che ci si doneranno e che rifiuteremo sacrificandole alla «Dea Corsa».
Dal mare si sale verso i monti, ecco la neve scintillante sotto il sole, ed ecco il saliscendi della Sella di Corno, ed ecco l’Abruzzo calmo e silenzioso, poi la verdeggiante maestosa campagna romana. Ecco Roma dove la folla ti incita col suo pittoresco dialetto, ed il passo di Radicofani con le sue insidiose cunette, poi la pacifica e vecchia Siena le cui rosse mura medievali tremano al passaggio dei bolidi, quindi Firenze la bella.

 

 

 

«Qui arriva il bello» penso io mentre la macchina inizia l’ascesa della Futa: «Il casco me lo metto o non me lo metto? Beh! in fondo, non sia sa mai, mettiamolo». E la corsa diventa sempre più appassionante, cespugli di persone appollaiate sulle alture, macchine, vespe, tende, intorno alla strada il paesaggio abituale scompare per dare posto ai fanatici anonimi ammiratori. I chilometri diminuiscono e Brescia si avvicina, ecco Piacenza e finalmente ecco l’ultima curva! E’ fatta, ecco la bandiera a scacchi che si abbassa su di noi ed un signore che dice «Bravi!».

 

Mille Miglia Roma

Mille Miglia Roma

 

Si è storditi, è stato tutto così bello, così entusiasmante e pur così veloce. Appena ieri sera ero qui emozionatissima in attesa del via ed ora mi sto già godendo le feste degli amici che ci attendono. Un solo grande rimpianto, due miei amici non giungeranno perché una curva li ha traditi, la loro bella vettura giace spezzata su un prato e loro sono stati trasportati, per fortuna solo lievemente feriti, ad un ospedale. Hanno dato il loro tributo alla spietata crudeltà della corsa.
«Quasi quasi» mi dice Giraud «ripartirei». Ed è vero, è stato tutto troppo grandioso ed immediato, nulla ho potuto afferrare se pure tutto è rimasto, per questo che in cuor mio ho promesso a Brescia: «Un altr’anno mi rivedrai al via».
Chi per una volta si lascia cogliere dal caldo abbraccio della Mille Miglia non può fare a meno di lei e aspetta di ritornare, per correre fra le braccia, della più bella corsa del mondo.

 

 

 

 

 

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