Prato della Valle

Padova prato della valle rid

Padova - 5 febbraio 2016 - Federica Favaro

Il Prato della Valle è una delle più grandi piazze d’Europa e, certamente quella più grande di Padova. Fu fatto sistemare, nella seconda metà del Settecento, dalle rovine di un antico teatro romano – chiamato Zairo – che occupavano la zona, bassa e acquitrinosa. Fu il Provveditore della Serenissima Andrea Memmo ad occuparsene: al centro della piazza infatti si trova l’Isola Memmia, circondata da una canaletta che prende acqua dal vicino fiume Bacchiglione per vie sotterranee, circondata da un doppio ordine di statue in pietra tenera. I personaggi raffigurati sono 78 uomini illustri della città e dell’Università, come il mitico fondatore di Padova Antenore, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Antonio Canova e molti altri. Da sempre luogo di riunioni e spettacoli popolari, oggi il Prato della Valle ospita molte manifestazioni: dal mercato settimanale (il sabato) a quello dell’antiquariato che si tiene ogni terza domenica del mese, oltre a manifestazioni sportive ed enogastronomiche.

 

 

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©Musei Civici di Padova – Gabinetto fotografico

 

Si narra che le pietre dell’antico teatro Zairo siano state utilizzate per edificare la Basilica dei monaci benedettini di Santa Giustina che proprio su Prato della Valle si affaccia. E’ considerata una delle chiese più ampie al mondo: la sua lunghezza è infatti di 120 metri. Ai lati della scalinata di accesso, sono posizionati due antichi grifoni in marmo rosso. Tanto la facciata appare incompiuta e disadorna, tanto è sorprendentemente maestoso l’interno. Dal V secolo, la chiesa – originariamente costruita sulla tomba di S. Giustina Vergine e protomartire padovana – fu soggetta a numerose edificazioni e riedificazioni, a causa di terremoti e ampliamenti; la parte più antica e di valore è quella del sacello paleocristiano di San Prosdocimo. Oltre a Santa Giustina, conserva le reliquie di numerosi santi della Chiesa cattolica. Il Monastero, soppresso da Napoleone nel 1810 e trasformato in caserma, è stato riaperto nel 1919. Importantissimi sono la Biblioteca e il Laboratorio di Restauro del libro.

 

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©Musei Civici di Padova – Gabinetto fotografico

 

A pochi minuti a piedi da Prato della Valle, attraverso via Luca Belludi, si arriva alla maestosa Basilica di Sant’Antonio, comunemente chiamata “il Santo”. Attira l’attenzione la grande statua equestre realizzata da Donatello e raffigurante il condottiero delle milizie padovane Erasmo da Narni, detto il Gattamelata. Modellata e fusa dopo sei anni di tentativi e fatiche (1447-53), è uno fra i massimi capolavori del Rinascimento e da molti è giudicata la più bella statua equestre d’ogni tempo assieme ai cavalli della Basilica di S. Marco a Venezia. L’attuale Basilica è in gran parte l’esito a cui si è giunti attraverso tre ricostruzioni, che si sono succedute tra il 1238 e il 1310. Ai tempi di sant’Antonio qui sorgeva la chiesetta di Santa Maria Mater Domini – poi inglobata nella Basilica quale Cappella della Madonna Mora e accanto ad essa era sorto il convento dei frati. Deceduto nel 1231 all’Arcella, a nord della città, il corpo del Santo – per suo stesso desiderio – venne trasportato e sepolto nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini. Il primo nucleo della Basilica, una chiesa francescana a una sola navata con abside corta, fu iniziato nel 1238; vennero poi aggiunte le due navate laterali e alla fine il tutto si trasformò nella stupenda costruzione che oggi ammiriamo. Tra le molte e suggestive opere d’arte presenti all’interno, spicca la tomba del Santo, chiamata fin dagli inizi anche “Arca” e la raccolta delle sue reliquie, tra tutte la più importante la lingua, miracolosamente conservata.

 

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