Piazza dei Miracoli

Piazza dei Miracoli, foto di Stefania Consani

Pisa - 20 dicembre 2013 - Karina Mamalygo

Piazza del Duomo, detta Piazza dei Miracoli, è stata così chiamata dopo l’uscita del romanzo Forse che sì forse che no (1910) di Gabriele d’Annunzio: «L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli». Il poeta russo Nicolaj Stepanovič Gumiljov, ammiratore di D’Annunzio, dedicò una poesia a questa bellissima città, ai suoi palazzi romanici e gotici, decorati con il marmo toscano: «O, marmo ambrato di Siena, o candido marmo di Carrara!».
Piazza del Duomo è il centro della bellezza architettonica di Pisa; proprio qui si trovano le principali meraviglie della scuola pisana.
Il Duomo di Santa Maria dell’Assunta è l’incarnazione visibile e tattile del concetto cattolico dell’Assunzione al cielo della Vergine. Il marmo bianco di Carrara, la leggerezza e la trasparenza dei lavori eseguiti sulla facciata e sui muri laterali esprimono perfettamente l’idea della purezza e dell’Assunzione al Cielo della Madre di Dio.
Il meraviglioso spettacolo del Battistero di San Giovanni bianco e dorato, col tetto di terracotta che ricorda una gigantesca campana. L’ideatore di questo “miracolo” architettonico aveva anche il nome che si accorda perfettamente all’opera: Diotisalvi.

 

Piazza dei Miracoli e Torre Pendente, foto di Stefania Consani

Piazza dei Miracoli e Torre Pendente, foto di Stefania Consani

La Torre Pendente o Campanile, col tempo diventata il simbolo della città, è stata oggetto di una richiesta molto particolare, la quale prevedeva fosse annoverata tra le sette meraviglie del mondo moderno. La torre consiste in otto livelli, sulla cima vi sono sette campane, ognuna ha un proprio nome ed un differente timbro musicale. La campana più famosa si chiama Pasquareccia, suonò alla morte del conte Ugolino della Gherardesca e dei suoi figli e nipoti, rinchiusi senza cibo in una torre, condannati a questa pena per essere stati sconfitti nella lotta al potere sulla città.

Questa tragica storia fu raccontata molte volte, diventando anche il soggetto di un brano della Divina Commedia (Inferno, Canto 33) e di tante altre rappresentazioni in drammaturgia, pittura, musica e scultura.
Il Camposanto monumentale entrò nel complesso architettonico della Piazza dei Miracoli in un periodo successivo. Il suo nome si trova già in alcune fonti letterarie del XIV secolo, secondo le quali, l’arcivescovo della città Ubaldo Lanfranchi, al tempo delle Crociate portò dalla Terra Santa un po’ della terra del Golgota e la mise in questo luogo. In seguito, vicino al Duomo, fu edificato il cimitero ed eretto il suo complesso architettonico, le cui pareti, durante i successivi due secoli, furono dipinte con affreschi di vari autori. É indicativo che i cicli degli affreschi più famosi, Trionfo della Morte e Ultimo Giudizio, siano attribuiti da molti critici dell’arte al pittore pisano Buonamico Buffalmacco, conosciuto per il suo spirito e il suo carattere allegro. Giorgio Vasari nel libro Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani racconta su Buffalmacco molte storie curiose, come pure racconta Boccaccio nel suo Decamerone.

 

 

Piazza dei Miracoli e Battistero, foto di Stefania Consani

Piazza dei Miracoli e Battistero, foto di Stefania Consani

La Piazza ha assunto l’aspetto che oggi la caratterizza nel XIX secolo. Secondo il progetto dell’architetto Alessandro Gherardesca furono abbattuti tutti gli edifici, sorti durante il dominio mediceo, perché l’architetto era sicuro che nel Medioevo la piazza fosse stata proprio così come la vediamo ora. Il prato verde con gli edifici color avorio; così l’hanno vista Gabriele d’Annunzio e Nicolaj Gumiljov, Maxim Gorkij e il nostro contemporaneo Iosif Brodskij. La Piazza dei Miracoli nel 1987 è stata dichiarata parte del Patrimonio Mondiale dall’UNESCO.

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