Le Origini di Macerata

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27 luglio 2016 - Karina Mamalygo

 

 

 

Pare che Macerata discenda da Helvia Recina, località romana del III-II secolo а.C. Prima di questo periodo, vivevano altre tribù, che fondarono i primi nuclei abitativi della città. I primi a stanziarsi nel territorio di Macerata furono i Piceni, tribù italica che più tardi sarebbe stata assimilata da Roma. In seguito, sulle colline marchigiane che partono quasi dalla riva del mare Adriatico, arrivarono i romani che diedero alla regione le loro leggi e i loro toponimi.

 

 

 

 

Come avevano fatto in passato – ed avrebbero continuato a fare anche nel futuro – i romani costruirono strade importanti. Una via meno conosciuta era la via Salaria Gallica, che unì due tra le più importanti strade del paese, la via Flaminia e la via Salaria. La via Salaria Gallica venne tracciata ad una distanza di circa 30 chilometri dal mare, univa piccoli borghi, uno di questi era Helvia Recina. Il centro della vita religiosa divenne il Tempio di Venere Erycina.

 

 

red Sale arte moderna palazzo Buonaccorsi_

Sale arte moderna palazzo Buonaccorsi

 

 

 

 

 

La prima citazione storica riguardante la cittadina viene da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C.

Le rovine del teatro romano – che poteva contenere fino a 2000 spettatori – i resti del ponte sul fiume Potenza, i frammenti dei pavimenti a mosaico delle ville dei cittadini romani benestanti, sono tutte testimonianze della ricchezza dell’antica città. Nel III secolo Helvia Recina ebbe il suo primo martire cristiano nella figura del Vescovo Flaviano. Nel V secolo, verso la fine delle guerre gotiche, la città venne distrutta e gli abitanti si spostarono ancor più nell’entroterra, verso sud-est, e sulle colline fondarono una nuova cittadina che prese più tardi il nome di Macerata.

 

 

 

 

 

Il nome del nuovo borgo potrebbe derivare dal verbo “macerare”, probabilmente dovuto dal fatto che gli abitanti maceravano il lino e la canapa per fare tessuti. Per la prima volta Castrum Maceratae viene ricordata nel codice “Ottonis II Diplomata”, che mise Macerata, insieme ad un altro borgo, Podium Sancti Juliani, sotto il potere dei monaci benedettini. Più tardi i borghi passarono al vescovo signore di Fermo; solo nel 1116 e nel 1138 Poggio San Giuliano e Macerata furono proclamati comuni indipendenti.

 

 

 

 

 

Macerata partecipò alle lotte tra guelfi e ghibellini parteggiando ora per l’una ora per l’altra parte, ma la scelta finale fu quella di unirsi allo Stato della Chiesa. Nei secoli successivi, e fino al 1860, la vita della città fu connessa strettamente a quella dello Stato Papale, escluso solo per brevi periodi, partecipando attivamente alla vita politica e sociale della Chiesa Cattolica delle Marche.

 

 

 

 

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