Le Due Torri

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Bologna - 5 giugno 2013 - Eleonora Ferrante

Tra i tanti appellativi con cui Bologna è stata denominata, va certamente ricordato quello de “la Turrita”, nome che gli è stato dato visto il gran numero di torri presenti.
Secondo alcuni testi, pare che sul territorio di Bologna ci fossero quasi 200 torri; in realtà il dato non è corretto e tale errore è dovuto a un’errata interpretazione degli antichi documenti notarili. Certo è che, durante il XII e XIII secolo, di torri ne furono alzate in gran numero.  In generale, dopo il Mille, la società civile cominciò lentamente a riorganizzarsi e i feudatari si trasferirono in città costruendovi le torri che avevano gli stessi scopi dei castelli, cioè difesa e offesa.

Torre Asinelli, interno, foto di Andrea Pagani
Torre Asinelli, interno, foto di Andrea Pagani

 

 

Queste imponenti e dispendiose costruzioni venivano commissionate sia per dimostrare l’agiatezza e la potenza della famiglia, sia per potersi difendere – o attaccare – in caso di guerre o rivolte popolari.

Durante il XX secolo, in seguito ad una ristrutturazione urbanistica molte delle torri furono abbattute, altre invece furono distrutte durante terremoti e incendi.
Oggi sono simbolo della città di Bologna le due torri Garisenda e Asinelli; sono visibili da qualsiasi luogo di Bologna e ancora oggi si conservano in ottimo stato.
Il nome un po’ bizzarro della torre Asinelli è legato ad un’antica leggenda.

Pare che nel 1100 un giovane bolognese trasportasse ogni giorno ghiaia e sabbia dal fiume Reno fino ai luoghi dove lavoravano i muratori. Per fare questo lavoro si aiutava caricando i materiali su dei somari, tant’è che tutti lo chiamavano Asinelli.

Torre Asinelli, foto di Next Asset
Torre Asinelli, foto di Next Asset

 

 

Un giorno, facendo il suo solito cammino, alzò gli occhi e vide alla finestra di un nobile palazzo una bellissima fanciulla di cui s’innamorò. Ardito da tale sentimento, andò dritto dal padre della fanciulla per chiederla in sposa. Udita la proposta, il nobile signore scoppiò a ridere e disse che solo dopo aver costruito la torre più alta di Bologna gli avrebbe concesso la mano della figlia. Dopo alcuni giorni passati in preda allo sconforto, Asinelli tornò al fiume e riprese a fare il suo lavoro.

Un giorno, osservando l’acqua, notò uno strano scintillio, guardò più attentamente e vide che si trattava di monete d’oro. Iniziò a scavare e alla fine della giornata trovò tanto oro da riempire tutte le ceste dei suoi somari. Arrivato a casa, contò tutto l’oro che aveva trovato e realizzò di esser diventato ricco. Il giorno dopo chiamò il capomastro e commissionò una torre altissima proprio nel centro di Bologna, e così nove anni dopo poté finalmente sposare la sua amata.

In realtà fonti più attendibili riconducono la proprietà della torre a Gherardo Asinelli, un nobile cavaliere che fece costruire la torre accanto alla sua dimora. La torre misura 98 metri e per raggiungere la cima bisogna salire ben 498 gradini.

Torre Asinelli e Torre Garisenda vista da Via Zamboni, foto di Alexandra Pronina
Torre Asinelli e Torre Garisenda vista da Via Zamboni, foto di Alexandra Pronina

 

 

 

Nel 1706, nella parte esterna della torre, fu posta la statua di S. Michele Arcangelo ad opera di Giovanni Battista Gnudi. Il lato in cui è posta la statua è anche il lato della pendenza, che dal 1779 (anno in cui ci furono diversi terremoti) e il 1813 aumentò notevolmente.

A fianco alla torre Asinelli si trova la torre Garisenda, commissionata dalla famiglia Garisenda nell’anno 1110. Questa torre viene anche chiamata “Pendente” poiché, nel XIV secolo, il terreno iniziò a cedere e la torre si inclinò di quasi tre metri; dopo tale incidente, nel 1360, la torre fu abbassata di 13 metri per timore di un eventuale crollo.
Sono in tanti, tra letterati e poeti, che hanno ricordato le torri; tra cui lo stesso Dante Alighieri, che durante il suo periodo di studi a Bologna rimase talmente impressionato dall’inclinazione della torre Garisenda che la citò anche nell’Inferno della Divina Commedia.

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