La Pieve del Tho

La Pieve del Tho

Da mille anni un rifugio per l’anima.

Brisighella - 11 maggio 2013 - Ugo Forghieri

Sulla strada per Firenze, poco oltre Brisighella, sulla sinistra appare all’improvviso una splendida chiesetta in puro stile romanico: è la Pieve di San Giovanni in Ottavo, detta Pieve del Tho, denominata in tal modo per la sua collocazione all’ottavo miglio della “Via Faventina”, costruita dai Romani per collegare Faenza con l’Etruria.

 

E’ la più antica sorta nella Valle del Lamone, di origini assai remote. I vecchi racconti narrano che Galla Placidia, figlia dell’imperatore romano Teodosio, l’avrebbe fatta erigere (all’inizio del V secolo d.C.) con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. Ma in realtà l’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente risale al X secolo (il primo documento che la menziona risale al 909), ma costruita su una precedente struttura del V secolo, forse militare, dato che al suo interno comprende colonne di recupero derivanti da pietre miliari.

La Pieve del Tho - interno

La Pieve del Tho – interno

Lo stile romanico è suggestivo: a pianta basilicale, a tre navate, gli archi poggiano sopra 11 colonne di marmo grigio e una di Verona. Sono molto diverse fra loro come spessore e larghezza, forse – come già detto – riutilizzate come resti di un antico preesistente tempio pagano. Pregevoli decorazioni, capitelli, affreschi, lapidi ed altri particolari testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della valle del Lamone. Nella cripta è anche custodito un antichissimo frantoio oleario emerso dagli scavi della zona circostante, a conferma che la cultura dell’olio di oliva – attuale pregio ed eccellenza della Valle del Lamone – ha radici lontane. 

Una delle colonne sul lato sinistro è in sostanza un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378). Cosi la descriveva nel 1594 Mons. Giovanni Andrea Calegari, vescovo di Bertinoro ma nato a Brisighella, nella sua “Breve descritione di Brassichella et Valle di Amone, l’anno di nostra salute 1594”:

“… et quanto (la Pieve) sia antica, ne fanno testimonio l’infrascritte lettere scolpite in una de le colonne di granito bigio orientale de la destra nave di essa, ne le quali lettere facendosi mentione de gli Imperatori Gratiano et Valentiniano, segno è che fu edificata nel 380 incirca, numerandosi gli anni dalla natività di Cristo. Le lettere che sono ne la colonna di marmo di quella Pieve già da me ricavate con grande cura et diligentia ne l’ anno 1570, mentre ne ero Priore, sono queste:

IMP . CAES . D . N . FL . VALENTI.
PIO. FELICISSIM . PER. AVG.
IMP . CAES . D . N . FL . GRATIANO.
PIO . FELlCISSIM . PER. AVG.
D . NVMINI. . . . . . . .
IMP . CAES . D . VALENTI =
NIANO . PIO. PER.
AUG . D . N.…… ILIO.

 

 

 

Br-PieveTho-colonne

 

 

 

Un intervento di recupero nel 2009 riguardava la messa in sicurezza degli impianti e la ristrutturazione del solaio. Armadi e bacheche in vetro conservano i reperti archeologici ritrovati in cripta. Fu don Pio Lega, non dimenticato parroco della Pieve, a promuovere per primo gli scavi sotto abside e presbiterio, terminati nel 1968 e proseguiti dal fratello don Benedetto. Gli scavi hanno messo in luce anche la stanza quadrangolare, annessa alla cripta, scoprendo poi preziosi frammenti altomedioevali.

 

 

 

 

 

 

La Pieve si può visitare la domenica e nei giorni festivi (15:00-17:00) ma chiamando il 0546.81166 è possibile organizzare visite a richiesta. Il luogo è magico, fuori dal tempo. La stessa ferrovia che costeggia la Pieve sembra proteggerla con il suo terrapieno e forse lo ha fatto veramente negli ultimi 120 anni.

 

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