Il Camposanto di Pisa

Camposanto - Stefania Consani

Pisa - 17 dicembre 2013 - Karina Mamalygo

L’ultima parte del complesso architettonico della Piazza dei Miracoli è il cimitero monumentale, il Camposanto. La santità di questo luogo è dovuta alla deposizione di una parte della terra portata da Gerusalemme, presa direttamente sul Golgota dall’Arcivescovo Ubaldo Lanfranchi al tempo delle Crociate. La costruzione del cimitero iniziò nel 1277. Il nome Campo Santo si trova per la prima volta in alcuni documenti del 1287 e prima del 1406 questo termine non fu mai usato fuori Pisa.

Il cimitero si trova a nord del Duomo di Santa Maria dell’Assunta. La grandiosa costruzione, opera dell’architetto Giovanni di Simone, ricorda un antico peristilio: approssimativamente rettangolare, l’interno è formato da quattro porticati simili ad un chiostro, che contengono, tra gli altri, preziosi sarcofagi del tempo dell’antica Roma, reimpiegati in epoca medievale per alcuni personaggi di spicco della città. Il muro esterno verso la cattedrale, in marmo, è decorato con archi ciechi, caratteristici dell’architettura romanica; l’entrata principale, orientata verso sud, è decorata con un tabernacolo gotico dove sono presenti le sculture della Madonna col Bambino e di quattro santi. Il muro interno del chiostro presenta numerose finestre gotiche quadrifore, che illuminano l’oscurità dei portici. La parte orientale è ricoperta da una cupola, il simbolo del cielo, una richiesta di patronato celeste particolare per i sepolti in questa zona del cimitero.

Particolare del Camposanto - Stefania Consani

Particolare del Camposanto – Stefania Consani

 

 

 

Gli affreschi del Camposanto, dipinti tra il XIV e il XV secolo sulle pareti nord, sud e orientale dei portici, sono stati pesantemente danneggiati da una bomba nel 1944. I danni maggiori sono riportati nelle scene: “La creazione del mondo” di un maestro senese sconosciuto, in ventitré meravigliose scene del Vecchio Testamento e ne L’adorazione dei Magi di Benozzo Gozzoli. Furono colpiti anche l’Ultimo Giudizio, l’Inferno, la Tebaide e il Trionfo della Morte. I frammenti degli affreschi sono stati rimontati su panelli di alabastro, ma anche con questa sistemazione di emergenza, gli affreschi provocano una sensazione indimenticabile.

Camposanto - Stefania Consani

Camposanto – Stefania Consani

 

Questi dipinti esprimono la percezione del mondo dell’uomo del trecento. Le fonti letterarie della Tebaide non furono le Vite degli eremiti egiziani canoniche, ma una versione popolare fatta dal frate domenicano Domenico Cavalca. Quelle del Trionfo della Morte non furono i testi sacri, ma una leggenda popolare, diffusa in Europa nel X secolo: La leggenda dei tre morti e dei tre vivi, un’allegoria sulla vacuità della vita sulla terra e in particolare del potere. Anche la letteratura secolare che stava nascendo in questo periodo diede ispirazioni per il dipinto, tra cui le poesie di Jacopone da Todi e l’immortale Divina Commedia di Dante. Le ultime quattro composizioni citate in precedenza sono state attribuite di volta in volta a pittori di scuole diverse: bolognese, fiorentina, senese, ma l’opinione espressa dallo storico dell’arte L. Bellosi assegna queste opere al maestro Buonamico Buffalmacco (1290 – dopo il 1341).

 

 

Camposanto - Stefania Consani

Camposanto – Stefania Consani

 

Gli affreschi esprimono l’atmosfera della Festa nel tempo di Peste: i divertimenti dei nobili, dei fanciulli e delle donne delle corti, di chi già aspetta l’inevitabile fine nell’immagine della Morte con la falce. Quest’immagine è stata usata per la prima volta proprio nell’affresco del Camposanto. Il principio iconografico qui non è simbolo, come abbiamo visto nella pittura precedente pisana orientata all’arte Bizantina ma allegoria, che esprime la duplice mentalità dell’uomo di quell’epoca, attrazione verso i beni e la bellezza mondani in contrapposizione alla paura della morte che colpisce tutti, dal papa ai re e ai servi. La narrazione e la didattica delle scene rappresentate sono sottolineate da diversi cartigli con versi sulla vita che passa veloce. I corpi nudi tra le braccia degli angeli e dei demoni secondo l’iconografia medievale bizantina, rappresentano le anime che abbandonano i loro corpi terreni.

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